AMTrad Services - Articolo sulla localizzazione del software e dei siti Web

Translation & localization services
for the Italian language
 

Le sfide della localizzazione

di Alessandra Muzzi

Il mercato della localizzazione del software e dei siti web continua a registrare forti tassi di crescita e offrirà ancora per qualche anno interessanti opportunità ai traduttori dotati delle necessarie conoscenze informatiche o con la voglia di acquisirle e coltivarle. Questo articolo, pur non intendendo offrire un quadro esaustivo di cosa sia la localizzazione in tutte le sue fasi e sfaccettature (a questo compito, che richiederebbe una trattazione estesa, assolvono bene alcune delle risorse che segnalo in fondo), si prefigge lo scopo di illustrare che cosa si intende quando si parla di localizzazione e di dare un'idea delle sfide che questo settore presenta per il traduttore, in particolare freelance.
Nel tentativo di spiegare ai neofiti che cosa sia la localizzazione, si tende spesso a porre l'accento sull'aspetto dell'adattamento linguistico e culturale a una realtà locale. In tal modo, qualche collega conclude giustamente che "localizzazione significa semplicemente traduzione", come è accaduto recentemente nella lista dei traduttori italiani (Langit, http://www.vernondata.it/langit/index.html). Di fatto, un certo grado di intervento di adattamento caratterizza l'attività di traduzione in quasi tutti i settori, e non può essere considerato una peculiarità della localizzazione del software. Nel tradurre un testo commerciale, legale o pubblicitario, ad esempio, un traduttore professionista è ben consapevole del fatto che in molti casi una semplice traduzione letterale ha poco senso, e che certi concetti, formule o slogan vanno adattati a una diversa realtà sociale, culturale e/o giuridica. È vero che nella localizzazione l'intervento di adattamento si estende al di là del livello puramente linguistico, per investire aspetti tecnici che però generalmente interessano solo marginalmente il traduttore indipendente. Le ultime versioni dei più diffusi sistemi operativi, inoltre, gestiscono ormai molti di tali aspetti (notazione di data e ora, valute, tipi di carattere, ecc.) in modo automatico.
Il tentativo di definire la localizzazione in termini di "adattamento culturale" è forse influenzato dalla parola stessa e da alcune definizioni ufficiali, come quella della LISA (Localisation Industry Standards Association), che recita: "Localization involves taking a product and making it linguistically and culturally appropriate to the target locale (country/region and language) where it will be used and sold". Rispetto a quanto già detto, questa definizione introduce i concetti di "prodotto" e "vendita". La definizione restringe quindi il campo ai prodotti commerciali nei quali la componente linguistica è costitutiva del prodotto stesso, e non un mero accessorio come potrebbe essere il libretto di istruzioni di un elettrodomestico. Potrebbe riferirsi quindi, ad esempio, anche a un prodotto editoriale. Tuttavia il termine è correntemente impiegato per riferirsi alla localizzazione del software e, più recentemente, dei siti Web, ed è questo che conferisce alla localizzazione le sue peculiari caratteristiche nell'universo della traduzione. In questo campo di specializzazione si aggiunge uno strato di questioni tecniche, che d'altra parte si distinguono da quelle che sorgono nella traduzione di testi tecnici nei settori, ad esempio, automobilistico o edilizio.
La peculiarità del settore software consiste nel fatto che i testi da tradurre non si limitano a descrivere una realtà oggettiva a essi esterna, ma costituiscono essi stessi parte integrante della realtà descritta, entrano nei suoi meccanismi quali componenti. La responsabilità del traduttore-localizzatore non si limita a garantire la chiarezza e la comprensibilità nei confronti dell'utente-lettore, ma anche il corretto funzionamento del programma localizzato. Il software manipola i testi sotto forma di stringhe di byte, li memorizza su supporti magnetici, li visualizza, li stampa. I comandi si danno inserendo o selezionando del testo, altro testo spiega interattivamente all'utente il funzionamento del programma e lo avvisa di eventuali condizioni di errore. Vi può inoltre essere la necessità di tradurre testo inserito in grafici. Eventuali errori tecnici nella traduzione di tali testi possono portare a malfunzionamenti del programma. L'esigenza di gestire tali aspetti tecnici fa sì che al traduttore che si occupa di localizzazione siano richieste specifiche competenze tecniche. D'altra parte tali competenze non sono sufficienti per la gestione integrale di un progetto di localizzazione, nel quale è necessario l'intervento di altre figure professionali, in particolare programmatori e grafici.
Un progetto di localizzazione comincia nel momento stesso della creazione di un prodotto software, con la sua internazionalizzazione. Con questo termine si intende la progettazione del software in modo che sia successivamente possibile e agevole localizzarlo. Tutto il testo traducibile deve essere scorporato dal codice del programma e reso da esso indipendente. Ciò significa anche che il codice non deve smontare le unità testuali di significato. L'unità minima di significato compiuto in ogni lingua è un qualcosa che corrisponde più o meno al nostro concetto di "frase", e che gli strumenti di CAT/TM (Computer Aided Translation/Translation Memory) tentano di individuare quando suddividono il testo in "segmenti". Avveniva spesso in passato che il codice dei prodotti software intervenisse a un livello più basso della frase, sulle singole parole. I programmatori infatti, non essendo linguisti, erano preda della comune illusione che la differenza tra le lingue consista semplicemente nell'uso di parole diverse, che tuttavia indicano gli stessi concetti e sono messe insieme nello stesso modo. Le aziende di medie e piccole dimensioni si affidano ancora spesso a tecniche di programmazione “creative”, che possono creare non pochi problemi a chi è chiamato a localizzare i loro prodotti. Accade ad esempio che il programmatore decida di costruire i messaggi di interfaccia mettendo insieme porzioni di testo in modo dinamico. Si può avere qualcosa del genere:

"The" + "file " + "was" + "successfully" + "deleted"
"The" + "tables" + "were" "successfully" + "updated"

Il cliente, soddisfatto di aver risparmiato occupazione di memoria e costi di traduzione per due parole su dieci, fornisce al traduttore i seguenti segmenti:

"The"
"file"
"tables"
"was"
"were"
"successfully"
"deleted"
"updated"

Il traduttore fa del suo meglio e traduce:

"The" = "Il"
"file" = "file"
"tables" = "tabelle"
"was" = "era"
"were" = "erano"
"successfully" = "con successo"
"deleted" = "eliminato"
"updated" = "aggiornato"

Provando a rimontare le frasi, si constata come un tale metodo si riveli un disastro. Fortunatamente, le grandi società di software si sono ormai rese conto di che cosa significhi traduzione, e seguono rigorosi criteri di internazionalizzazione dei propri prodotti.
Quando un prodotto software è internazionalizzato, al momento di deciderne la localizzazione sono già disponibili, distinti dal codice vero e proprio del programma, i sorgenti traducibili dei vari componenti: interfaccia, guida in linea, documentazione ed eventuale materiale collaterale. Tutto questo materiale è ormai quasi sempre pretrattato con uno strumento di CAT/TM, che ne esegue la segmentazione e l'eventuale pretraduzione a fronte di materiale già tradotto per edizioni precedenti dello stesso prodotto o di prodotti simili. I file così trattati, insieme a materiale di riferimento e glossari, sono passati al traduttore, interno o esterno, che li traduce, utilizzando lo stesso o un altro strumento di CAT/TM, e li restituisce. A questo punto intervengono tutte le successive fasi di compilazione, controllo qualità, DTP e quant'altro occorre per giungere al prodotto finale localizzato. Ciò interessa marginalmente il traduttore, soprattutto se indipendente, mentre i traduttori interni possono avere un certo coinvolgimento anche in queste fasi.
Per lo svolgimento del proprio compito all'interno del progetto, al traduttore-localizzatore di software è richiesta non solo la conoscenza degli standard terminologici e stilistici (tali informazioni sono contenute nei glossari e manuali di stile), ma anche la capacità di destreggiarsi agevolmente fra strumenti informatici (editing, CAT/TM, localizzazione interfaccia), e aspetti tecnici (conoscenza di formati di file, comprensione della struttura e del funzionamento di base di un prodotto software). Una conoscenza delle basi della logica di programmazione è utile, soprattutto in quei progetti ancora poco standardizzati, come la localizzazione delle pagine Web dinamiche, che richiedono particolare attenzione da parte del traduttore per non alterare il codice eseguibile.
I localizzatori devono inoltre costantemente investire in attrezzature hardware e programmi software aggiornati. Oltre ai comuni programmi per ufficio e Internet, è ormai indispensabile un software di traduzione assistita. Sono utili anche strumenti software in grado di gestire e convertire diversi formati di file e database testuali, un collegamento a Internet veloce e permanente per la gestione dei progetti di localizzazione di siti web, nonché la disponibilità di versioni installate dei più diffusi sistemi operativi, sulle quali verificare le procedure descritte e i dubbi terminologici che i glossari non sono in grado di risolvere.
Il mercato della localizzazione impone ai traduttori esigenze stringenti in termini di tempi e costi. Vi è la necessità di uscire sul mercato con il prodotto localizzato in un momento il più possibile ravvicinato a quello dell'uscita del prodotto originale, se non addirittura in contemporanea (la cosiddetta "simship"). Grossi progetti sono quindi suddivisi fra più traduttori, che lavorano su un prodotto ancora in fieri. Occorrono doti di intuizione per comprendere il funzionamento di un programma non ancora terminato, la funzione di stringhe che appariranno in schermate non ancora disponibili. È necessario un flusso continuo di informazioni tra i vari componenti del team per risolvere problemi di mancanza di contesto e per garantire una coerenza complessiva all'interno del progetto.
Le stesse esigenze di contenimento di tempi e costi sono il motivo principale dell'utilizzo di strumenti di traduzione assistita (altri motivi dovrebbero discendere da considerazioni di migliorata coerenza e quindi della qualità complessiva). Dall'uso di tali strumenti possono tuttavia scaturire problemi. Uno di questi riguarda la segmentazione del testo sorgente. Nonostante la possibilità offerta generalmente dagli strumenti di CAT/TM di personalizzare le regole di segmentazione, spesso i risultati non sono soddisfacenti, soprattutto a causa di una cattiva formattazione dell'originale, con presenza di ritorni a capo manuali o di cornici e caselle che non rispettano criteri di suddivisione logici ma unicamente estetici. Si ripresentano quindi problemi simili a quelli già esaminati in riferimento ai prodotti software da localizzare che "smontano" i testi. Purtroppo non è facile convincere chi crea i testi originali che occorre rispettare determinate regole di formattazione, le quali servono a facilitare non solo il lavoro di traduzione, ma anche quello di impaginazione, di aggiornamento e in generale di gestione dei testi. The PC is not a typewriter, scriveva Robin Williams nel 1995, ma ancora oggi molti utilizzano il computer proprio come se fosse una macchina per scrivere.
La cattiva segmentazione è una delle cause di risultati scadenti della pretraduzione, con la sostituzione di segmenti non corrispondenti. Altra causa è il riciclaggio di memorie di traduzione mediocri. Il traduttore che si trova a dover intervenire su un testo parzialmente pretradotto dovrebbe quindi, per garantire la qualità e la coerenza del risultato finale, intervenire anche sui segmenti pretradotti, ma a volte tali interventi non sono autorizzati o non sono retribuiti. Vi sono altri usi impropri degli strumenti di CAT/TM, come eliminare dal materiale fornito al traduttore i segmenti pretradotti, lasciando unicamente i segmenti ancora da tradurre, che risultano così privi di contesto; oppure non mettere a disposizione dei traduttori le versioni originarie dei testi da tradurre, che permettano di verificarne la formattazione e l'aspetto.
In definitiva, vi sono diversi aspetti peculiari della localizzazione che richiedono al traduttore una particolare attenzione. La dote della precisione, direi della meticolosità, è indispensabile in questo settore. Per i traduttori che ne sono dotati e che non sono intimiditi dall'amico PC, il mercato della localizzazione può schiudere prospettive interessanti.
L'argomento della localizzazione è molto vasto ed è lungi dal poter essere esaurito in un articolo. Rimando quindi i colleghi interessati alle risorse qui elencate.

(Articolo pubblicato nel n. 2 - gennaio 2001 - di Tradurre, pubblicazione periodica della Italian Language Division dell'ATA)